Biblioteca Piloni

“Civital di Belluno se bene è Città picciola, nondimeno è molto bella di sito, et è antica, et è ornata di bellissimi edificij, et di più piazze, con fontane di acqua fresca; è posta vicino alla Piave, fiume rapido, et precipitoso, ma commodo, et ricco di ogni sorte di condotta per Venetia, è abbellita da un’ amenissimo territorio di fiorite colline, ombrosi boschi, diletteuoli valli. La Città in se è ripiena di nobile Famiglie degne di ogni lode, fra le quali la casa Pillona ottiene uno de principati per esser nobilissima, et albergo di tutte le virtù, in cui par, che i cieli di consenso della natura, et di Dio habbino conferito tutti i beni, e tutta la felicità, che può riceuer cosa mortale; et in uero, che ogni volta che tra me stesso io volo co’ l pensiero ad un’ animo magnanimo, mi si appresenta nella memoria quello del Sig. Odorico Pillone, Dottor integerrimo, et ammirabile, la cui virtù è degna, di essere laudata, predicata, et honorata con tutte le sorti di honori del mondo”1.

Così Cesare Vecellio descrisse Belluno e palazzo Piloni, nell’opera sugli Habiti antichi e moderni di diverse parti del mondo, testimonianza del rapporto stretto che lo legò alla famiglia Piloni e, in particolare, a Odorico (1503-1594) che fu per lui mecenate generoso e amico.

Infatti, ancor più del grande Tiziano, nei frequenti viaggi tra Venezia e il Cadore terra comune d’origine delle due famiglie, fu spesso ospite dei Piloni.Oltre che di Palazzo Piloni a Belluno2sempre nello stesso libro, egli narrò anche di Villa Casteldardo, edificio fabbricato per volontà sempre di Odorico Piloni nei pressi di Trichiana (Bl)3 dopo la metà del XVI secolo, a scopo di villeggiatura estiva e di caccia. Dalla lunga descrizione che ne fece, seguita da quella del giardino, dei boschi vicini e della vita, dei modi e dei costumi dei familiari di Odorico Piloni, si può dedurre che dovettero essere continue le sue frequentazioni della nobile famiglia bellunese anche in questa località “…in somma è huomo che possede tutte le virtù, in genere, et in specie, et che gode molti beni di fortuna, et molte possessioni; fra’ quali una ne tiene à Casteldardo, luogo lontano dalla Città sei miglia, amenissima di sito, et dotata di eterna primavera, la quale mostra un certo alto grado di eccellenza, che la natura quivi pare signoreggi con Imperio, et nel signoreggiare tutta da ogni parte piacevolissima, si allegri et rida. entro ad’ essa vi è fabricato un Palazzo bello di sito, et leggiadro dentro, et di fuori, alto, et ben’ ordinato, nel quale hà uno studio oltre molti, e diversi libri, colmo d’ogni antichità, che si può desiderare, tanto di medaglie antiche, et eroi ritratti, et scolpiti in marmi e’n bronzi, come di maraviglie della natura in materia di ogni gentilezza, il quale meritamente in quel paese è addimandato l’arca di Noè…”4

La “galleria” di Casteldardo, così descritta dall’artista, era composta oltre che da ritratti storici e statue, anche da pergamene, papiri5, medaglie, esemplari di storia naturale, globi6, mazzi di carte dipinti7, vestigia della battaglia di Lepanto8 e lettere ducali9; e fu proprio in questa villa che, tra i molti oggetti, venne collocata anche una ricca raccolta di libri, costituita da incunaboli e cinquecentine di pregio.
Odorico Piloni dunque, appassionato collezionista di oggetti preziosi e particolari, com’era d’uso ai signori di allora, possedeva pure uno studiolo con libreria nel quale, nei periodi di vita in villa, godeva dei piaceri della lettura e dello studio: il possesso di edizioni rare e la personalizzazione delle legature, erano passioni comuni ai colti nobili del XV e XVI secolo.
Questa raccolta di volumi, per lo più in folio, rappresenta un unicum molto particolare anche per l’epoca nella quale venne a formarsi, perché almeno 170 di questi libri vennero dipinti sui tagli dall’artista cadorino o disegnati a penna sui piatti delle legature in velino, in altre parole in pergamena finissima di pelle di vitello.
Il culto del libro, e implicitamente quello delle ricche legature in cui i volumi erano contenuti, si attestò inizialmente presso le sfarzose corti rinascimentali di tutta la penisola italiana, alle quali seguirono in varie città personaggi di nobili casate, come nel caso dei Piloni, a loro volta amanti del libro, che si prodigarono in raccolte di volumi artisticamente rilegati, quali testimonianze di un’arte che aveva raggiunto la sua massima espressione con capolavori di grande bellezza.10

L’uso di dorare a polvere o a foglio, o di dipingere lettere indicative del contenuto o dell’autore del volume sui tagli dei libri era già relativamente diffuso, ma non è dato conoscere un’altra biblioteca nella quale un così articolato progetto artistico-iconografico sia mai stato realizzato.
Le figure rappresentate dal Vecellio, per lo più gli autori stessi dei volumi, ma anche paesaggi, animali, simboli, carte geografiche e città, dovevano colpire l’occhio del visitatore, perché i volumi erano collocati sugli scaffali con il taglio centrale in vista, fornendo l’effetto cromatico per lo spettatore di essere quasi di fronte a una galleria di quadri, più che a una libreria.
Questa biblioteca, proprio per le tipologie di legature presenti, rappresenta inoltre la fase di passaggio dalla maniera di disporre orizzontalmente i volumi sugli scaffali della libreria, tipicamente medioevale, alla disposizione verticale degli stessi.
Nel 1875, poco prima della sua alienazione, il bibliofilo veneziano Andrea Tessier, che vide l’intera collezione nella villa dei Piloni, descrisse così quest’effetto “…Tutto ciò ti rende estatico, giacchè il trovarti dinanzi a copiosi ordini di palchetti ripieni di sì vaghi oggetti, t’induce a confessarti colpito da dolce inganno, quella essere non già biblioteca, ma doviziosa raccolta di dipinti.”11
La nascita e l’incremento di questa raccolta libraria è inoltre uno spaccato della civiltà rinascimentale dell’entroterra veneto, testimonianza della diffusione degli studi e della cultura dei secoli XV e XVI, certamente in diretta conseguenza anche dello sviluppo dell’arte della stampa a Venezia.12 
Inizialmente costituita a Venàs di Valle di Cadore (Bl), dove la famiglia risiedeva fin dal XIV secolo operante nel settore minerario dell’estrazione dell’argento e del piombo13, la biblioteca Piloni seguì in seguito le sorti della stessa.

Antonio Piloni (1462-1533), padre di Odorico, uomo colto e appassionato agli studi, acquisì un primo consistente numero di volumi, alcuni dei quali fece legare in due laboratori bellunesi, uno in Belluno e l’altro situato al nord della provincia, presumibilmente in territorio cadorino. Lo studioso inglese Anthony Hobson, autore di questa teoria, dall’analisi delle legature e da alcune note manoscritte ritrovate nei fogli di guardia di alcuni volumi, ci rivela infatti molti particolari che testimoniano le diverse provenienze di questi libri che, progressivamente, arricchirono la raccolta.14

E’ in ogni modo da considerare il fatto che, a Belluno, la prima tipografia fu quella del padovano Francesco Vieceri nel 1629, di oltre un secolo successiva alla nascita della nostra biblioteca15; l’uso di libri quindi era, nel territorio bellunese, limitato a un’élite di aristocratici.
Continuando le vicende storiche della raccolta, nel 1506 i Piloni si trasferirono a Belluno, realizzando l’aggregazione al Consiglio dei nobili della città. Il più noto nipote Giorgio (1539-1611), nella sua celebre Historia16, descrisse l’abilità diplomatica di Antonio Piloni, distintosi nel periodo della guerra di Cambrai (1508-1516), quale console della Repubblica di Venezia, per la difesa della città di Belluno dalle truppe dell’imperatore Massimiliano.
Ma fu certamente il figlio di Antonio, Odorico laureatosi in legge presso l’Università di Padova, che incrementò la raccolta di molti volumi tramite acquisti personali e donazioni successive, seguito poi in questa passione dai figli Giorgio e Scipione (1544-1573). Fu sempre lui che commissionò per primo le pitture sui tagli a Cesare Vecellio; alcune note manoscritte rilevate sui volumi, di solito dietro il piatto anteriore, danno all’artista indicazioni precise sulle scene e le figure da realizzare.17 Il Vecellio, distrattamente, in alcuni casi dipinse il taglio capovolto rispetto al testo.

Un congruo numero di libri con legature tedesche, provenne probabilmente dal patrimonio di Bonaccorso Grino18 che, grazie alle capacità di erudito e soldato al seguito di Carlo V, ottenne il castello di Burtembach; egli morì nel 1553, durante l’assedio di Metz, lasciando i propri beni in eredità al nipote Giovanni, figlio di Paolo Emilio Grino e Corona Piloni, sorella di Odorico.
Così come una parte di libri fu donata sempre a Odorico da Giovanni Gritti, podestà della Serenissima, del quale il Piloni fu per lungo tempo Vicario a Brescia e Treviso.19
La collezione può essere, considerando la data di stampa delle edizioni, cronologicamente divisa in quattro sezioni: la prima, costituita da volumi legati nel XV secolo, è composta da 63 volumi contenenti 71 opere pubblicate dal 1474 al 1502, tutti pubblicati in Italia ad eccezione de lo Speculum aureum decem praeceptorum, di Enricus Herf stampato a Norimberga nel 1481: quarantaquattro a Venezia, cinque a Treviso, quattro a Brescia, tre a Verona, tre a Vicenza, tre a Roma, tre a Bologna, due a Parma, due a Milano, uno a Ferrara e uno a Colle Val d’Elsa. Si tratta di legature italiane coeve in cuoio o mezzo cuoio su assi di legno, su cui compaiono anche cornici a freddo con vari motivi di decorazione, come fiori, foglie, trecce, croci. Sono presenti inoltre borchie di rame e fermagli di cuoio e, su alcuni esemplari le cifre dei possessori precedenti (B.C.). In questa serie le edizioni più rare sono: l’editio princeps delle Epistolae di L.A. Seneca stampate a Roma da Pannartz nel 1475, le Historiae di Erodoto tradotte da Lorenzo Valla del 1494, l’edizione in folio della Cosmographia di Tolomeo del 1475, gli Idilli di Teocrito per i tipi di Aldo Manuzio a Venezia nel 1495, la Divina Commedia di Dante Alighieri illustrata nell’edizione di B. Benoli e Matteo Capcasa del 1491 e un trattato di medicina “Donum Dei, seu tractatus perutilis de febribus universis” stampato forse a Milano verso il 1500 del quale sono noti sette esemplari.

La seconda sezione è composta da sedici volumi editi dal 1503 al 1520; di questi dieci sono stampati a Venezia, uno a Parigi, uno a Milano, due a Basilea, uno a Napoli e uno a Lione. Le legature sono prevalentemente in cuoio marocchino fauve e bruno, decorato a freddo con cornici intrecciate e motivi geometrici. Parecchi volumi di queste due prime sezioni contengono annotazioni di studio in una bella grafia umanistica, così come sono state rilevate istruzioni manoscritte per il legatore.

Fanno parte invece della sezione di libri stampati dal 1522 al 1547 ben cinquantanove volumi, pubblicati prevalentemente in Svizzera, Germania e in Francia; più precisamente quarantatre sono stati stampati a Basilea, sette a Colonia, due a Strasburgo, tre a Parigi, uno a Lione, uno a Ingolstadt, uno a Friburgo e uno a Verona. Si tratta esclusivamente di legature tedesche in pelle di vitello o maiale, su assi di legno chiuse da fermagli. Questi volumi non presentano note manoscritte o stemmi o note di possesso.
L’ultima raggruppa trentuno volumi editi per lo più dalla metà del XVI secolo al 1591, tutti legati in velino, sui quali sono stati realizzati i disegni a china con la penna. Di quest’ultima fanno parte anche gli Hieroglyphica dell’umanista bellunese Giovan Pierio Valeriano Bolzani (1477-1558).20
La raccolta libraria doveva essere molto più vasta, soprattutto in considerazione degli studi giuridici e dell’attività politico-amministrativa esercitata dai Piloni, ma questo tipo di volumi non furono dipinti e non compaiono in nessun inventario o cronaca di riferimento.

Evidentemente l’intento fu quello di distinguere le opere utili al lavoro e d’uso comune dai libri acquisiti a scopo di erudizione, di piacere o per pura passione per il collezionismo di edizioni rare: solo questi ultimi furono scelti per essere caratterizzati anche dalle miniature sui tagli.
Vi fanno parte infatti edizioni di argomenti vari, classici latini e greci, libri di medicina, di astronomia, di viaggi, di tattica militare, cronache e commentari filosofici e religiosi.
Molte, nel corso dei secoli, furono le citazioni di questa biblioteca21, gioiello della famiglia Piloni, a partire da Gio. Battista Barpo che, nell’operetta “Le Delitie e i Frutti dell’Agricoltura e della Villa”, edito a Venezia nel 1634, ricorda che “Odorico Pilloni lasciati gli publici governi prestati longamente al suo Principe, visse gli ultimi suoi giorni nel delitiosissimo suo Casteldardo, attendendo con spesa, fatica, e nobilissimo ingegno, ad arricchire il suo bel studio, de pretiosi Libri, Medaglie antiche…”.22

Un breve accenno a “libri di più famosi e celebri Auttori” si trova in un libretto di G. C. De Beatiano del 1673, riferito a Giorgio Piloni.23 Mentre una lettera di Lucio Doglioni (1730-1803) del 3 novembre 1778, ha allegato un inventario di 62 incunaboli della biblioteca Piloni “con omissione dei testi legali”.24
Successivamente, in un opuscolo per nozze di Giovanni Della Lucia del 1837 si narra di “una preziosa collezione di libri antichi i quali alla somma loro rarità ed esimia conservazione aggiungono l’altro pregio non comune di essere abbelliti di miniature de’ Vecelli” e, l’osservatore continua: “Nobilmente appagato l’occhio delle vaghe pitture che presentano sulla loro estremità marginale le varie schiere de’ volumi non mi sarei saziato giammai d’ammirare la conservazione, la rarità e la bellezza delle edizioni”.25

Nella Storia del Popolo Cadorino del 1862 Giuseppe Ciani citando i Vecelli scrisse di Cesare “E’ incerto, se prima o dopo di quest’anno 1575 ei conducesse a termine i lavori commessigli da’ Signori Piloni in Casteldardo: imperrochè dipinse i margini di molti grossi volumi in foglio, e in quarto di Padri, e Dottori, che possedevano ancora nella loro villeggiatura a Casteldardo, effigiandovi l’autore del libro sul filo o taglio esteriore delle carte, dove noi usiamo la doratura”.26
La biblioteca rimase intatta nello studiolo della villa, fino a quando il conte Francesco Piloni nel 1874, allora Sindaco di Belluno, andò incontro a un tracollo economico e avviò una serie di vendite di oggetti e proprietà a partire dai volumi dipinti e culminante nei possedimenti di Casteldardo. La vendita dei volumi fu condotta da Paolo Maresio Bazolle27, avallata dalla Giunta Comunale di Trichiana28, e i libri furono trasferiti a Venezia, presso la bottega dell’antiquario Ferdinando Ongania.

Fu nel novembre 1874 che il Tessier, prima citato, vide la raccolta ancora nella villa rimanendone fortemente impressionato “Ma qui è debito che manifesti la mia maraviglia sopr’altro genere di bellezze, le quali, non soltanto soddisfecero, ma superarono la mia aspettazione, nell’essermisi affacciata una copiosa serie di libri in grande formato di foglio, ciascuno de’ quali tiene rivolto allo spettatore il taglio, su cui si presenta un lavor di pennello, e di tale pennello, che, di prima giunta, ti svela la veneta tavolozza del secolo XVI”.29
Dal gennaio 1875 i volumi furono posti in vendita, assieme ad altri oggetti di Villa Casteldardo e l’intera collezione divenne di proprietà del baronetto inglese Sir Thomas Brooke, che la trasferì in blocco a Londra. Del fatto ci fu larga eco nella stampa dell’epoca; tra gli articoli usciti sull’argomento30: “E’ doloroso che un’opera così preziosa debba andarsene all’estero…” scrive il Rinnovamento di Venezia nel 187731; “…ieri poi sappiamo che è stato a visitare detta biblioteca anche il ministro dell’istruzione pubblica, on. Bonghi, il quale esternò anzi il proprio dispiacere che tanti libri così preziosi non abbiano a far parte della nostra Biblioteca Marciana. Il ministro fece poi scelta di un libro rarissimo, che probabilmente verrà spedito a Roma”.32

Il Brooke, bibliofilo appassionato, redasse un catalogo dei volumi nel 189133, definì “The Venetian Library” la biblioteca Piloni e la racchiuse in una libreria di ebano, sul frontone della quale fece apporre l’iscrizione in lettere auree “Libros hic repositos summa cum diligentia collegit Odoricus Pillonius Venetus, ornavit eximia arte Caesar Vecellius”.
Dopo la morte del Brooke, il nipote Humphrey Brooke erede e nuovo proprietario della raccolta, ne affidò la vendita a Alan Keen che, nel 1947 la pubblicizzò con un nuovo catalogo34 nel quale compariva anche qualche immagine. I volumi furono venduti ancora tutti assieme al libraio francese Pierre Berès nel 1957, ma tre di questi misteriosamente sparirono nel viaggio dalla Gran Bretagna.

Il Corriere della Sera del 22 giugno 1957 pubblicò la notizia della vendita, riferendo in mezzo miliardo il prezzo della vendita allora pagato “da un misterioso appassionato francese”.35
Il Berès organizzò a sua volta, a scopo di vendita, una mostra a Parigi della Bibliothèque Pillone e stampò un catalogo corredato di schede dei volumi e di fotografie con la prefazione di Lionello Venturi36. L’evento fu in ogni modo un’opportunità per gli studiosi di vedere una raccolta libraria rinascimentale con le legature originali del XV e XVI secolo e le miniature di Cesare Vecellio, fino allora poco conosciute;37 l’esposizione parigina fu però anche l’inizio della dispersione dei preziosi libri nelle biblioteche pubbliche e private di tutto il mondo.
Sempre nel catalogo, ricavandolo da un albero genealogico manoscritto, fu erroneamente indicato il nome della famiglia dei possessori in Pillone invece che Piloni, da allora così trascritta anche in tutti i cataloghi di biblioteche e editoriali successivi.38
In seguito, nel corso delle celebrazioni dell’anno internazionale del libro nel 1972, la Bibliothèque Nationale de France all’interno di una mostra delle più importanti edizioni possedute, presentò anche i tre volumi dei Piloni editi a Parigi, donati all’istituzione proprio dal Berès. 39
Un altro catalogo nel 1975, con un nuovo e più ampio corredo fotografico, sancì la vendita degli ultimi 46 esemplari posseduti ancora dal libraio parigino.40

I due cataloghi curati dal Berès, per l’analisi delle opere, delle legature, dei dipinti, delle note manoscritte e delle immagini, ancor oggi costituiscono la fonte più ricca di informazioni, per chi voglia approfondire la consistenza e i contenuti di questa biblioteca.
Da allora, soprattutto nell’ultimo quinquennio, numerose vendite presso librerie antiquarie e case d’asta41 si sono succedute dei libri della raccolta Piloni che, nel corso del tempo, hanno sempre più destato l’interesse nei collezionisti e incrementato il loro valore42, certo in ragione della rarità delle edizioni, ma anche per le singolari pitture di Cesare Vecellio.
Purtroppo solo tre di questi esemplari si trovano ora custoditi da biblioteche pubbliche italiane, dei quali due alla Biblioteca civica di Belluno, e uno alla Biblioteca Casanatense di Roma, mentre pochi altri sono stati identificati nei cataloghi di biblioteche europee e americane.
La gran parte della raccolta è oggi dispersa in biblioteche private di collezionisti di rarità bibliografiche, che è molto difficile localizzare e dai quali ottenere informazioni.
La mostra che la Provincia di Belluno in collaborazione con la Magnifica Comunità Cadorina e il Comune di Pieve di Cadore ha voluto nel 2001 realizzare in occasione del 400° anniversario della morte di Cesare Vecellio nella casa di Tiziano l’Oratore a Pieve di Cadore, esponendo dieci di queste edizioni, è stata un’occasione per bibliofili e storici dell’arte, ma è stata solo parzialmente rappresentativa della bellezza e dell’originalità dell’intera biblioteca bellunese, purtroppo irrimediabilmente dispersa.

                                                                         Giovanni Grazioli

Tratto da “Cesare Vecellio c1521-1601 / a cura di Tiziana Conte. – Belluno: Provincia, Assessorato alla Cultura;  Venezia: Regione del Veneto, 2001. – 262 p. : ill. color.; 29 cm.”

1. Vecellio, Cesare. Degli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo. Venezia, presso Damian Zenaro, 1590, p. 218-219  [torna su]

2. Da Borso, Alessandro. Palazzo provinciale e suoi uffici. Cenni storici sulla famiglia Piloni in L’Amministrazione della Provincia di Belluno nel quinquennio1951-1956. Belluno, Amministrazione provinciale, [1956], p. 56-58 [torna su]

3. Alpago Novello, Adriano. Ville della Provincia di Belluno. 2. ed. Milano, Rusconi, 1982, p. 412-413 [torna su]

4. Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 12 [torna su]

5. Maggioni, Giorgio. Un papiro ravennate dell’VIII secolo a Belluno in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, gennaio-marzo 1995 (LXVI), n. 290, p. 3-6 [torna su]

6. Destombes, Marcel. Cartes, globes et instruments scientifiques allemands du XVIe siècle à la Bibliothèque Nationale de Paris in Wolfenbutteler Forschungen, 1980, 4, p. 44 e 54 [torna su]

7. Chiarelli, Francesco. Dipinti di Cesare Vecellio a Mel in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, aprile-giugno 1963 (XXXIV), n. 163-164, p. 49-50 [torna su]

8. bellunesi a Lepanto. Episodi tratti dalle storie inedite di Giorgio Piloni. Belluno, tip. Cavessago, 1892, p. 15 [torna su]

9. Statistica degli archivi della Regione veneta 1820-1880, v. I. Venezia, tip. P. Naratovich, 1880, p. 30 [torna su]

10. Bologna, Giulia. Legature. Milano, A. Mondadori, 1998, p. 41 [torna su]

11. Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 13 [torna su]

12. Maggioni, Giorgio. Storia e fine di una biblioteca bellunese, in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, ottobre-dicembre 1973 (XLIV), n. 205, p. 121-126; Grazioli, Giovanni. La dispersa biblioteca dei conti Piloni di Belluno. Notizie storiche e traversie di un capolavoro del Rinascimento in Biblioteche Oggi, gennaio-febbraio 1999, 1, p. 20-26 [torna su]

13. De Lorenzo, Serafino. Il centenaro di Valle di Cadore con le regole di Valle San Martino, Nebiù, Tai, Caralte, Perarolo, Ospitale, Termine e Davestra. Valle di Cadore, Comune, 1998, p.54; Ceiner Viel, Orietta e Miscellaneo, Silvia. Le pergamene del Comune di Valle di Cadore (secoli XIV-XVIII). Valle di Cadore, Comune, 1999, p. 142 [torna su]

14. Hobson, Anthony. The Pillone Library in The book collector, VII, 1958, p. 28-37; Kyriss, Ernst. Bibliothèque Pillone in Borsenblatt fur den Deutschen Burchlandel, 14 (1958), 32, p. 557-558 [torna su]

15. Da Borso, Alessandro. L’arte della stampa a Belluno in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, luglio-dicembre 1960 (XXXI), n. 152-153, p. 137-145; Rossetto, Sante. Due secoli di stampa a Belluno e Feltre, XVII-XVIII. Firenze, L.S. Olschki, 1994, p. 9-16. [torna su]

16. Piloni, Giorgio. Historia.Venezia, Gio. Antonio Rampazzetto, 1607, p. 466-475 [torna su]

17. Berès, Pierre. Un groupe de livres Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1975, [c. 38], n. 27 [torna su]

18. Conte, Paolo e Perale, Marco. 90 profili di personaggi poco noti di una provincia da scoprire. Belluno, L’Amico del Popolo, 1999, p. 131-132; Santanera, Giuseppe. I Grini signori delle Castellare in GrinoTezze, aprile 1992, p. 1-19 [torna su]

19. Piloni, Silvio. Notizie storico-genealogiche sulla nobile famiglia dei conti Piloni di Belluno estratto da “Giornale araldico-genealogico” Bari, maggio 1899, n. 5, p. 8 [torna su]

20. Pellegrini, Paolo. Saggio bibliografico per lo studio del patrimonio librario della Biblioteca Civica di Belluno. Gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, aprile-giugno 1996 (LXVII), n. 295, p. 107-120 [torna su]

21. Maggioni, Giorgio. Storia e fine di una biblioteca bellunese in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, 44 ottobre-dicembre 1973 (XLIV), n. 205, p. 121-126; Grazioli, Giovanni. La dispersa biblioteca dei conti Piloni di Belluno. Notizie storiche e traversie di un capolavoro del Rinascimento in Biblioteche Oggi, gennaio-febbraio 1999, n. 1, p. 20-26 [torna su]

22. Barpo, G.B. Le Delitie e i Frutti dell’Agricoltura, e della Villa, Venezia, presso il Sarzina, 1634, p. 11 [torna su]

23. De Beatiano, G.C. Discorso genealogico della Nobiliss. Fameglia Piloni, 1673, p. 72 [torna su]

24. Doglioni, Lucio. Libri impressi nel secolo XV esistenti nella libreria de’ Ssi. Conti Piloni in Casteldardo, Belluno, 1778 BCB (MS.1184); Maggioni, Giorgio. Un catalogo inedito degli incunaboli della biblioteca Piloni scritto da Lucio Doglioni, in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, gennaio-marzo1994 (LXV), n. 286, p. 31-34. [torna su]

25. Della Lucia, Giovanni. La Scienza. Canto inedito di un bellunese che si pubblica nelle illustri nozze del nobile signore Luigi De Manzoni colla nobile signora contessa Anna Miari di Belluno. Belluno, Tissi, 1838, p. 21 [torna su]

26. Ciani, Giuseppe. Storia del Popolo Cadorino. Ceneda, tip. G. Longo, 1862, p. 471 [torna su]

27. L’ inventario manoscritto dei volumi della biblioteca, opera di Paolo Maresio Bazolle, è stato recentemente acquisito dalla Bibliotèque Nationale de France grazie a una donazione di Pierre Berès [torna su]

28. Trichiana dicembre 1874 “L’infrascritta Giunta Municipale attesta, con piena cognizione di causa, che nel Palazzo del Signor Francesco Piloni del fu Giorgio, sito in questo Comune, frazione di Casteldardo, fino da remotissima epoca, esistono parecchi oggetti di antichità, come busti, bronzi, ecc. e sopra tutto una importantissima serie di pregiate antiche edizioni, i cui esemplari sono particolarmente resi preziosi, per essere moltissimi di essi fregiati di una singolarità quale si è quella che nei tagli dei volumi medesimi il celebre Cesare Vecellio, nipote dell’immortale Tiziano, vi operava stupendi lavori di pennello, mentre su altri di tali volumi lo stesso Cesare Vecellio operava, pure di sua mano, elegantissimi disegni all’acquarello ed a penna su entrambe le faccie esterne di essi volumi. La Giunta: Agosti, Cortina, Perera. [torna su]

29. Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 12 [torna su]

30. Vendite lucrose in La Provincia di Belluno, 8 (1875) 10; La galleria venduta in La Provincia di Belluno, 8 (1875), 12 [torna su]

31. Biblioteca venduta in Il Rinnovamento, Venezia, 17 gennaio 1877 [torna su]

32. La famosa biblioteca in La Provincia di Belluno, 8 (1875), 10 [torna su]

33. Brooke, Thomas. Catalogue of the manuscripts and printed books collected by Thomas Brooke, FSA, and preserved at Armitage Bridge House, near Huddesfield, Londra, 1891, 2 v. [torna su]

34. Keen, Alan. The Venetian Library, collected at the close of the XVI century by Doctor Odorico Pillone and the sides and edges by Cesare Vecellio. London, 1951, p. 30; De Marinis, Tammaro. La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI notizie ed elenchi, v. II Bologna Cesena Ferrara Venezia. Firenze, Fratelli Alinari Istituto di edizioni artistiche, 1960, p. 56-57; Viviani Della Robbia, E. Rinverdita la gloria di Cesare in Il Gazzettino (edizione di Belluno), 3 ottobre 1951; Biasuz, Giuseppe. Bibliografia in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, luglio-settembre 1952 (XXIII), n. 120, p. 95-96 [torna su]

35. Preziosi libri dipinti esposti a Parigi provengono dalla biblioteca Pillone, che fu decorata da Cesare Vecellio in Corriere della Sera, 25 giugno 1957. [torna su]

36. Berès, Pierre. Bibliothèque Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1957, p. 124 [torna su]

37. Hobson, Anthony. The Pillone Library in The book collector, VII, 1958, p. 28-37; Kyriss, Ernst. Bibliothèque Pillone in Borsenblatt fur den Deutschen Burchlandel, 14 (1958), 32, p. 557-558; Fiocco, Giuseppe. La biblioteca Piloni esposta a Parigi in Arte Veneta, 9, 1957, p. 247-249 [torna su]

38. Fabbiani, Giovanni. Rassegna dei libri. Pierre Berès. Bibliothèque Pillone in Il Cadore, 10 ottobre 1957, p. 8; Piloni, Giorgio. Arbor familia Pillone, manoscritto della BCB (MS.497) [torna su]

39. Le livre. Paris, Bibliothèque Nationale, 1972, p. 122 [torna su]

40. Berès, Pierre. Un groupe de livres Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1975, [c. 38] [torna su]

41. Catalogo 70. Torino, Libreria antiquaria Pregliasco, 1995, p. 26-27; The Jaime-Ortiz collection of important Books and Manuscripts. New York, Sotheby’s, April 1998; The Pillone Library. London, Christie’s, June 1998, p. 62-87; Marziale nel Rinascimento. Lugano, Francesco Radaeli Bredford Libri rari S.A., [1999], [c. 7-9]; Nine Books from the Pillone Library. London, Sotheby’s, May 2000, p. 41-52; Books from the Pillone Library. London, Sotheby’s, December 2000, p. 17-25; The magnificent scientific library of Joseph A. Freilich. New York, Sotheby’s, January 2001, p. 317-318 e 370-373 [torna su]

42. Grazioli, Giovanni. Londra: battuti all’asta alcuni volumi della dispersa biblioteca dei conti Piloni della villa Casteldardo di Trichiana in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, ottobre-dicembre 1998 (LXIX), n. 305, p. 272-276; Grazioli, Giovanni. Ancora sui volumi della collezione Piloni in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, gennaio-marzo 2001 (LXXI), n. 314, p. 32-39 [torna su]