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BIBLIOTECA PILONI
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"Civital
di Belluno se bene è Città picciola, nondimeno è
molto bella di sito, et è antica, et è ornata di bellissimi
edificij, et di più piazze, con fontane di acqua fresca; è
posta vicino alla Piave, fiume rapido, et
precipitoso, ma commodo, et ricco di ogni sorte di condotta per Venetia,
è abbellita da un' amenissimo territorio di fiorite colline,
ombrosi boschi, diletteuoli valli. La Città in se è ripiena
di nobile Famiglie degne di ogni lode, fra le quali la casa Pillona
ottiene uno de principati per esser nobilissima, et albergo di tutte
le virtù, in cui par, che i cieli di consenso della natura, et
di Dio habbino conferito tutti i beni, e tutta la felicità, che
può riceuer cosa mortale; et in uero, che ogni volta che tra
me stesso io volo co' l pensiero ad un' animo magnanimo, mi si appresenta
nella memoria quello del Sig. Odorico Pillone, Dottor integerrimo, et
ammirabile, la cui virtù è degna, di essere laudata, predicata,
et honorata con tutte le sorti di honori del mondo".1 |
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Infatti, ancor più del grande Tiziano, nei frequenti
viaggi tra Venezia e il Cadore terra comune d'origine delle due famiglie,
fu spesso ospite dei Piloni.Oltre che di Palazzo Piloni a Belluno2,
sempre nello stesso libro, egli narrò anche di Villa Casteldardo, edificio
fabbricato per volontà sempre di Odorico Piloni nei pressi di Trichiana
(Bl)3 dopo la metà del XVI secolo, a scopo
di villeggiatura estiva e di caccia. Dalla lunga
descrizione che ne fece, seguita da quella del giardino, dei boschi vicini
e della vita, dei modi e dei costumi dei familiari di Odorico Piloni, si può
dedurre che dovettero essere continue le sue frequentazioni della nobile famiglia
bellunese anche in questa località "...in somma è huomo
che possede tutte le virtù, in genere, et in specie, et che gode molti
beni di fortuna, et molte possessioni; fra' quali una ne tiene à Casteldardo,
luogo lontano dalla Città sei miglia, amenissima di sito, et dotata
di eterna primavera, la quale mostra un certo alto grado di eccellenza, che
la natura quivi pare signoreggi con Imperio, et nel signoreggiare tutta da
ogni parte piacevolissima, si allegri et rida. entro ad' essa vi è
fabricato un Palazzo bello di sito, et leggiadro dentro, et di fuori, alto,
et ben' ordinato, nel quale hà uno studio oltre molti, e diversi libri,
colmo d'ogni antichità, che si può desiderare, tanto di medaglie
antiche, et eroi ritratti, et scolpiti in marmi e'n bronzi, come di maraviglie
della natura in materia di ogni gentilezza, il quale meritamente in quel paese
è addimandato l'arca di Noè..."4
La "galleria" di Casteldardo, così descritta dall'artista,
era composta oltre che da ritratti storici e statue, anche da pergamene, papiri5,
medaglie, esemplari di storia naturale, globi6,
mazzi di carte dipinti7, vestigia della battaglia
di Lepanto8 e lettere ducali9;
e fu proprio in questa villa che, tra i molti oggetti, venne collocata anche
una ricca raccolta di libri, costituita da incunaboli e cinquecentine di pregio.
Odorico Piloni dunque, appassionato collezionista di oggetti preziosi e particolari,
com'era d'uso ai signori di allora, possedeva pure uno studiolo con libreria
nel quale, nei periodi di vita in villa, godeva dei piaceri della lettura
e dello studio: il possesso di edizioni rare e la personalizzazione delle
legature, erano passioni comuni ai colti nobili del XV e XVI secolo.
Questa raccolta di volumi, per lo più in folio, rappresenta un unicum
molto particolare anche per l'epoca nella quale venne a formarsi, perché
almeno 170 di questi libri vennero dipinti sui tagli dall'artista cadorino
o disegnati a penna sui piatti delle legature in velino, in altre parole in
pergamena finissima di pelle di vitello.
Il culto del libro, e implicitamente quello delle ricche legature in cui i
volumi erano contenuti, si attestò inizialmente presso le sfarzose
corti rinascimentali di tutta la penisola italiana, alle quali seguirono in
varie città personaggi di nobili casate, come nel caso dei Piloni,
a loro volta amanti del libro, che si prodigarono in raccolte di volumi artisticamente
rilegati, quali testimonianze di un'arte che aveva raggiunto la sua massima
espressione con capolavori di grande bellezza.10
L'uso di dorare a polvere o a foglio, o di dipingere lettere indicative del
contenuto o dell'autore del volume sui tagli dei libri era già relativamente
diffuso, ma non è dato conoscere un'altra biblioteca nella quale un
così articolato progetto artistico-iconografico sia mai stato realizzato.
Le figure rappresentate dal Vecellio, per lo più gli autori stessi
dei volumi, ma anche paesaggi, animali, simboli, carte geografiche e città,
dovevano colpire l'occhio del visitatore, perché i volumi erano collocati
sugli scaffali con il taglio centrale in vista, fornendo l'effetto cromatico
per lo spettatore di essere quasi di fronte a una galleria di quadri, più
che a una libreria.
Questa biblioteca, proprio per le tipologie di legature presenti, rappresenta
inoltre la fase di passaggio dalla maniera di disporre orizzontalmente i volumi
sugli scaffali della libreria, tipicamente medioevale, alla disposizione verticale
degli stessi.
Nel 1875, poco prima della sua alienazione, il bibliofilo veneziano Andrea
Tessier, che vide l'intera collezione nella villa dei Piloni, descrisse così
quest'effetto "...Tutto ciò ti rende estatico, giacchè
il trovarti dinanzi a copiosi ordini di palchetti ripieni di sì vaghi
oggetti, t'induce a confessarti colpito da dolce inganno, quella essere non
già biblioteca, ma doviziosa raccolta di dipinti."11
La nascita e l'incremento di questa raccolta libraria è inoltre uno
spaccato della civiltà rinascimentale dell'entroterra veneto, testimonianza
della diffusione degli studi e della cultura dei secoli XV e XVI, certamente
in diretta conseguenza anche dello sviluppo dell'arte della stampa a Venezia.12
Inizialmente costituita a Venàs di Valle di Cadore (Bl), dove la famiglia
risiedeva fin dal XIV secolo operante nel settore minerario dell'estrazione
dell'argento e del piombo13, la biblioteca Piloni
seguì in seguito le sorti della stessa.
Antonio Piloni (1462-1533), padre di Odorico, uomo colto e appassionato agli
studi, acquisì un primo consistente numero di volumi, alcuni dei quali
fece legare in due laboratori bellunesi, uno in Belluno e l'altro situato
al nord della provincia, presumibilmente in territorio cadorino. Lo studioso
inglese Anthony Hobson, autore di questa teoria, dall'analisi delle legature
e da alcune note manoscritte ritrovate nei fogli di guardia di alcuni volumi,
ci rivela infatti molti particolari che testimoniano le diverse provenienze
di questi libri che, progressivamente, arricchirono la raccolta.14
E' in ogni modo da considerare il fatto che, a Belluno, la prima tipografia
fu quella del padovano Francesco Vieceri nel 1629, di oltre un secolo successiva
alla nascita della nostra biblioteca15; l'uso
di libri quindi era, nel territorio bellunese, limitato a un'élite
di aristocratici.
Continuando le vicende storiche della raccolta, nel 1506 i Piloni si trasferirono
a Belluno, realizzando l'aggregazione al Consiglio dei nobili della città.
Il più noto nipote Giorgio (1539-1611), nella sua celebre Historia16,
descrisse l'abilità diplomatica di Antonio Piloni, distintosi nel periodo
della guerra di Cambrai (1508-1516), quale console della Repubblica di Venezia,
per la difesa della città di Belluno dalle truppe dell'imperatore Massimiliano.
Ma fu certamente il figlio di Antonio, Odorico laureatosi in legge presso
l'Università di Padova, che incrementò la raccolta di molti
volumi tramite acquisti personali e donazioni successive, seguito poi in questa
passione dai figli Giorgio e Scipione (1544-1573). Fu sempre lui che commissionò
per primo le pitture sui tagli a Cesare Vecellio; alcune note manoscritte
rilevate sui volumi, di solito dietro il piatto anteriore, danno all'artista
indicazioni precise sulle scene e le figure da realizzare.17
Il Vecellio, distrattamente, in alcuni casi dipinse il taglio capovolto rispetto
al testo.
Un congruo numero di libri con legature tedesche, provenne probabilmente dal
patrimonio di Bonaccorso Grino18 che, grazie
alle capacità di erudito e soldato al seguito di Carlo V, ottenne il
castello di Burtembach; egli morì nel 1553, durante l'assedio di Metz,
lasciando i propri beni in eredità al nipote Giovanni, figlio di Paolo
Emilio Grino e Corona Piloni, sorella di Odorico.
Così come una parte di libri fu donata sempre a Odorico da Giovanni
Gritti, podestà della Serenissima, del quale il Piloni fu per lungo
tempo Vicario a Brescia e Treviso.19
La collezione può essere, considerando la data di stampa delle edizioni,
cronologicamente divisa in quattro sezioni: la prima, costituita da volumi
legati nel XV secolo, è composta da 63 volumi contenenti 71 opere pubblicate
dal 1474 al 1502, tutti pubblicati in Italia ad eccezione de lo Speculum aureum
decem praeceptorum, di Enricus Herf stampato a Norimberga nel 1481: quarantaquattro
a Venezia, cinque a Treviso, quattro a Brescia, tre a Verona, tre a Vicenza,
tre a Roma, tre a Bologna, due a Parma, due a Milano, uno a Ferrara e uno
a Colle Val d'Elsa. Si tratta di legature italiane coeve in cuoio o mezzo
cuoio su assi di legno, su cui compaiono anche cornici a freddo con vari motivi
di decorazione, come fiori, foglie, trecce, croci. Sono presenti inoltre borchie
di rame e fermagli di cuoio e, su alcuni esemplari le cifre dei possessori
precedenti (B.C.). In questa serie le edizioni più rare sono: l'editio
princeps delle Epistolae di L.A. Seneca stampate a Roma da Pannartz nel 1475,
le Historiae di Erodoto tradotte da Lorenzo Valla del 1494, l'edizione in
folio della Cosmographia di Tolomeo del 1475, gli Idilli di Teocrito per i
tipi di Aldo Manuzio a Venezia nel 1495, la Divina Commedia di Dante Alighieri
illustrata nell'edizione di B. Benoli e Matteo Capcasa del 1491 e un trattato
di medicina "Donum Dei, seu tractatus perutilis de febribus universis"
stampato forse a Milano verso il 1500 del quale sono noti sette esemplari.
La seconda sezione è composta da sedici volumi editi dal 1503 al 1520;
di questi dieci sono stampati a Venezia, uno a Parigi, uno a Milano, due a
Basilea, uno a Napoli e uno a Lione. Le legature sono prevalentemente in cuoio
marocchino fauve e bruno, decorato a freddo con cornici intrecciate e motivi
geometrici. Parecchi volumi di queste due prime sezioni contengono annotazioni
di studio in una bella grafia umanistica, così come sono state rilevate
istruzioni manoscritte per il legatore.
Fanno parte invece della sezione di libri stampati dal 1522 al 1547 ben cinquantanove
volumi, pubblicati prevalentemente in Svizzera, Germania e in Francia; più
precisamente quarantatre sono stati stampati a Basilea, sette a Colonia, due
a Strasburgo, tre a Parigi, uno a Lione, uno a Ingolstadt, uno a Friburgo
e uno a Verona. Si tratta esclusivamente di legature tedesche in pelle di
vitello o maiale, su assi di legno chiuse da fermagli. Questi volumi non presentano
note manoscritte o stemmi o note di possesso.
L'ultima raggruppa trentuno volumi editi per lo più dalla metà
del XVI secolo al 1591, tutti legati in velino, sui quali sono stati realizzati
i disegni a china con la penna. Di quest'ultima fanno parte anche gli Hieroglyphica
dell'umanista bellunese Giovan Pierio Valeriano Bolzani (1477-1558).20
La raccolta libraria doveva essere molto più vasta, soprattutto in
considerazione degli studi giuridici e dell'attività politico-amministrativa
esercitata dai Piloni, ma questo tipo di volumi non furono dipinti e non compaiono
in nessun inventario o cronaca di riferimento.
Evidentemente l'intento fu quello di distinguere le opere utili al lavoro
e d'uso comune dai libri acquisiti a scopo di erudizione, di piacere o per
pura passione per il collezionismo di edizioni rare: solo questi ultimi furono
scelti per essere caratterizzati anche dalle miniature sui tagli.
Vi fanno parte infatti edizioni di argomenti vari, classici latini e greci,
libri di medicina, di astronomia, di viaggi, di tattica militare, cronache
e commentari filosofici e religiosi.
Molte, nel corso dei secoli, furono le citazioni di questa biblioteca21,
gioiello della famiglia Piloni, a partire da Gio. Battista Barpo che, nell'operetta
"Le Delitie e i Frutti dell'Agricoltura e della Villa", edito a
Venezia nel 1634, ricorda che "Odorico Pilloni lasciati gli publici governi
prestati longamente al suo Principe, visse gli ultimi suoi giorni nel delitiosissimo
suo Casteldardo, attendendo con spesa, fatica, e nobilissimo ingegno, ad arricchire
il suo bel studio, de pretiosi Libri, Medaglie antiche...".22
Un breve accenno a "libri di più famosi e celebri Auttori"
si trova in un libretto di G. C. De Beatiano del 1673, riferito a Giorgio
Piloni.23 Mentre una lettera di Lucio Doglioni
(1730-1803) del 3 novembre 1778, ha allegato un inventario di 62 incunaboli
della biblioteca Piloni "con omissione dei testi legali".24
Successivamente, in un opuscolo per nozze di Giovanni Della Lucia del 1837
si narra di "una preziosa collezione di libri antichi i quali alla somma
loro rarità ed esimia conservazione aggiungono l'altro pregio non comune
di essere abbelliti di miniature de' Vecelli" e, l'osservatore continua:
"Nobilmente appagato l'occhio delle vaghe pitture che presentano sulla
loro estremità marginale le varie schiere de' volumi non mi sarei saziato
giammai d'ammirare la conservazione, la rarità e la bellezza delle
edizioni".25
Nella Storia del Popolo Cadorino del 1862 Giuseppe Ciani citando i Vecelli
scrisse di Cesare "E' incerto, se prima o dopo di quest'anno 1575 ei
conducesse a termine i lavori commessigli da' Signori Piloni in Casteldardo:
imperrochè dipinse i margini di molti grossi volumi in foglio, e in
quarto di Padri, e Dottori, che possedevano ancora nella loro villeggiatura
a Casteldardo, effigiandovi l'autore del libro sul filo o taglio esteriore
delle carte, dove noi usiamo la doratura".26
La biblioteca rimase intatta nello studiolo della villa, fino a quando il
conte Francesco Piloni nel 1874, allora Sindaco di Belluno, andò incontro
a un tracollo economico e avviò una serie di vendite di oggetti e proprietà
a partire dai volumi dipinti e culminante nei possedimenti di Casteldardo.
La vendita dei volumi fu condotta da Paolo Maresio Bazolle27,
avallata dalla Giunta Comunale di Trichiana28,
e i libri furono trasferiti a Venezia, presso la bottega dell'antiquario Ferdinando
Ongania.
Fu nel novembre 1874 che il Tessier, prima citato, vide la raccolta ancora
nella villa rimanendone fortemente impressionato "Ma qui è debito
che manifesti la mia maraviglia sopr'altro genere di bellezze, le quali, non
soltanto soddisfecero, ma superarono la mia aspettazione, nell'essermisi affacciata
una copiosa serie di libri in grande formato di foglio, ciascuno de' quali
tiene rivolto allo spettatore il taglio, su cui si presenta un lavor di pennello,
e di tale pennello, che, di prima giunta, ti svela la veneta tavolozza del
secolo XVI".29
Dal gennaio 1875 i volumi furono posti in vendita, assieme ad altri oggetti
di Villa Casteldardo e l'intera collezione divenne di proprietà del
baronetto inglese Sir Thomas Brooke, che la trasferì in blocco a Londra.
Del fatto ci fu larga eco nella stampa dell'epoca; tra gli articoli usciti
sull'argomento30: "E' doloroso che un'opera
così preziosa debba andarsene all'estero..." scrive il Rinnovamento
di Venezia nel 187731; "...ieri poi sappiamo
che è stato a visitare detta biblioteca anche il ministro dell'istruzione
pubblica, on. Bonghi, il quale esternò anzi il proprio dispiacere che
tanti libri così preziosi non abbiano a far parte della nostra Biblioteca
Marciana. Il ministro fece poi scelta di un libro rarissimo, che probabilmente
verrà spedito a Roma".32
Il Brooke, bibliofilo appassionato, redasse un catalogo dei volumi nel 189133,
definì "The Venetian Library" la biblioteca Piloni e la racchiuse
in una libreria di ebano, sul frontone della quale fece apporre l'iscrizione
in lettere auree "Libros hic repositos summa cum diligentia collegit
Odoricus Pillonius Venetus, ornavit eximia arte Caesar Vecellius".
Dopo la morte del Brooke, il nipote Humphrey Brooke erede e nuovo proprietario
della raccolta, ne affidò la vendita a Alan Keen che, nel 1947 la pubblicizzò
con un nuovo catalogo34 nel quale compariva anche
qualche immagine. I volumi furono venduti ancora tutti assieme al libraio
francese Pierre Berès nel 1957, ma tre di questi misteriosamente sparirono
nel viaggio dalla Gran Bretagna.
Il Corriere della Sera del 22 giugno 1957 pubblicò la notizia della
vendita, riferendo in mezzo miliardo il prezzo della vendita allora pagato
"da un misterioso appassionato francese".35
Il Berès organizzò a sua volta, a scopo di vendita, una mostra
a Parigi della Bibliothèque Pillone e stampò un catalogo corredato
di schede dei volumi e di fotografie con la prefazione di Lionello Venturi36.
L'evento fu in ogni modo un'opportunità per gli studiosi di vedere
una raccolta libraria rinascimentale con le legature originali del XV e XVI
secolo e le miniature di Cesare Vecellio, fino allora poco conosciute;37
l'esposizione parigina fu però anche l'inizio della dispersione
dei preziosi libri nelle biblioteche pubbliche e private di tutto il mondo.
Sempre nel catalogo, ricavandolo da un albero genealogico manoscritto, fu
erroneamente indicato il nome della famiglia dei possessori in Pillone invece
che Piloni, da allora così trascritta anche in tutti i cataloghi di
biblioteche e editoriali successivi.38.
In seguito, nel corso delle celebrazioni dell'anno internazionale del libro
nel 1972, la Bibliothèque Nationale de France all'interno di una mostra
delle più importanti edizioni possedute, presentò anche i tre
volumi dei Piloni editi a Parigi, donati all'istituzione proprio dal Berès.
39
Un altro catalogo nel 1975, con un nuovo e più ampio corredo fotografico,
sancì la vendita degli ultimi 46 esemplari posseduti ancora dal libraio
parigino.40
I due cataloghi curati dal Berès, per l'analisi delle opere, delle
legature, dei dipinti, delle note manoscritte e delle immagini, ancor oggi
costituiscono la fonte più ricca di informazioni, per chi voglia approfondire
la consistenza e i contenuti di questa biblioteca.
Da allora, soprattutto nell'ultimo quinquennio, numerose vendite presso librerie
antiquarie e case d'asta41 si sono succedute
dei libri della raccolta Piloni che, nel corso del tempo, hanno sempre più
destato l'interesse nei collezionisti e incrementato il loro valore42,
certo in ragione della rarità delle edizioni, ma anche per le singolari
pitture di Cesare Vecellio.
Purtroppo solo tre di questi esemplari si trovano ora custoditi da biblioteche
pubbliche italiane43, dei quali due alla Biblioteca
civica di Belluno, e uno alla Biblioteca Casanatense di Roma, mentre pochi
altri sono stati identificati nei cataloghi di biblioteche europee e americane.
La gran parte della raccolta è oggi dispersa in biblioteche private
di collezionisti di rarità bibliografiche, che è molto difficile
localizzare e dai quali ottenere informazioni.
La mostra che la Provincia di Belluno in collaborazione con la Magnifica Comunità
Cadorina e il Comune di Pieve di Cadore ha voluto nel 2001 realizzare in occasione
del 400° anniversario della morte di Cesare Vecellio nella casa di Tiziano
l'Oratore a Pieve di Cadore, esponendo dieci di queste edizioni, è
stata un'occasione per bibliofili e storici dell'arte, ma è stata solo
parzialmente rappresentativa della bellezza e dell'originalità dell'intera
biblioteca bellunese, purtroppo irrimediabilmente dispersa.
tratto da "Cesare Vecellio c1521-1601 / a cura di Tiziana Conte. - Belluno : Provincia , Assessorato alla Cultura ; Venezia : Regione del Veneto, 2001. - 262 p. : ill. color.; 29 cm."
1. Vecellio, Cesare. Degli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo. Venezia, presso Damian Zenaro, 1590, p. 218-219
2 Da Borso, Alessandro. Palazzo provinciale e suoi uffici. Cenni storici sulla famiglia Piloni in L’Amministrazione della Provincia di Belluno nel quinquennio1951-1956. Belluno, Amministrazione provinciale, [1956], p. 56-58
3 Alpago Novello, Adriano. Ville della Provincia di Belluno. 2. ed. Milano, Rusconi, 1982, p. 412-413
4 Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 12
5 Maggioni, Giorgio. Un papiro ravennate dell’VIII secolo a Belluno in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, gennaio-marzo 1995 (LXVI), n. 290, p. 3-6
6 Destombes, Marcel. Cartes, globes et instruments scientifiques allemands du XVIe siècle à la Bibliothèque Nationale de Paris in Wolfenbutteler Forschungen, 1980, 4, p. 44 e 54
7 Chiarelli, Francesco. Dipinti di Cesare Vecellio a Mel in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, aprile-giugno 1963 (XXXIV), n. 163-164, p. 49-50
8 bellunesi a Lepanto. Episodi tratti dalle storie inedite di Giorgio Piloni. Belluno, tip. Cavessago, 1892, p. 15
9 Statistica degli archivi della Regione veneta 1820-1880, v. I. Venezia, tip. P. Naratovich, 1880, p. 30
10 Bologna, Giulia. Legature. Milano, A. Mondadori, 1998, p. 41
11 Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 13
12 Maggioni, Giorgio. Storia e fine di una biblioteca bellunese, in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, ottobre-dicembre 1973 (XLIV), n. 205, p. 121-126; Grazioli, Giovanni. La dispersa biblioteca dei conti Piloni di Belluno. Notizie storiche e traversie di un capolavoro del Rinascimento in Biblioteche Oggi, gennaio-febbraio 1999, 1, p. 20-26
13 De Lorenzo, Serafino. Il centenaro di Valle di Cadore con le regole di Valle San Martino, Nebiù, Tai, Caralte, Perarolo, Ospitale, Termine e Davestra. Valle di Cadore, Comune, 1998, p.54; Ceiner Viel, Orietta e Miscellaneo, Silvia. Le pergamene del Comune di Valle di Cadore (secoli XIV-XVIII). Valle di Cadore, Comune, 1999, p. 142
14 Hobson, Anthony. The Pillone Library in The book collector, VII, 1958, p. 28-37; Kyriss, Ernst. Bibliothèque Pillone in Borsenblatt fur den Deutschen Burchlandel, 14 (1958), 32, p. 557-558
15 Da Borso, Alessandro. L’arte della stampa a Belluno in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, luglio-dicembre 1960 (XXXI), n. 152-153, p. 137-145; Rossetto, Sante. Due secoli di stampa a Belluno e Feltre, XVII-XVIII. Firenze, L.S. Olschki, 1994, p. 9-16.
16 Piloni, Giorgio. Historia.Venezia, Gio. Antonio Rampazzetto, 1607, p. 466-475
17 Berès, Pierre. Un groupe de livres Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1975, [c. 38], n. 27
18 Conte, Paolo e Perale, Marco. 90 profili di personaggi poco noti di una provincia da scoprire. Belluno, L’Amico del Popolo, 1999, p. 131-132; Santanera, Giuseppe. I Grini signori delle Castellare in GrinoTezze, aprile 1992, p. 1-19
19 Piloni, Silvio. Notizie storico-genealogiche sulla nobile famiglia dei conti Piloni di Belluno estratto da “Giornale araldico-genealogico” Bari, maggio 1899, n. 5, p. 8
20 Pellegrini, Paolo. Saggio bibliografico per lo studio del patrimonio librario della Biblioteca Civica di Belluno. Gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, aprile-giugno 1996 (LXVII), n. 295, p. 107-120
21Maggioni, Giorgio. Storia e fine di una biblioteca bellunese in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, 44 ottobre-dicembre 1973 (XLIV), n. 205, p. 121-126; Grazioli, Giovanni. La dispersa biblioteca dei conti Piloni di Belluno. Notizie storiche e traversie di un capolavoro del Rinascimento in Biblioteche Oggi, gennaio-febbraio 1999, n. 1, p. 20-26
22 Barpo, G.B. Le Delitie e i Frutti dell’Agricoltura, e della Villa, Venezia, presso il Sarzina, 1634, p. 11
23 De Beatiano, G.C. Discorso genealogico della Nobiliss. Fameglia Piloni, 1673, p. 72
24 Doglioni, Lucio. Libri impressi nel secolo XV esistenti nella libreria de’ Ssi. Conti Piloni in Casteldardo, Belluno, 1778 BCB (MS.1184); Maggioni, Giorgio. Un catalogo inedito degli incunaboli della biblioteca Piloni scritto da Lucio Doglioni, in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, gennaio-marzo1994 (LXV), n. 286, p. 31-34.
25 Della Lucia, Giovanni. La Scienza. Canto inedito di un bellunese che si pubblica nelle illustri nozze del nobile signore Luigi De Manzoni colla nobile signora contessa Anna Miari di Belluno. Belluno, Tissi, 1838, p. 21
26 Ciani, Giuseppe. Storia del Popolo Cadorino. Ceneda, tip. G. Longo, 1862, p. 471
27 L’ inventario manoscritto dei volumi della biblioteca, opera di Paolo Maresio Bazolle, è stato recentemente acquisito dalla Bibliotèque Nationale de France grazie a una donazione di Pierre Berès
28 Trichiana dicembre 1874 “L’infrascritta Giunta Municipale attesta, con piena cognizione di causa, che nel Palazzo del Signor Francesco Piloni del fu Giorgio, sito in questo Comune, frazione di Casteldardo, fino da remotissima epoca, esistono parecchi oggetti di antichità, come busti, bronzi, ecc. e sopra tutto una importantissima serie di pregiate antiche edizioni, i cui esemplari sono particolarmente resi preziosi, per essere moltissimi di essi fregiati di una singolarità quale si è quella che nei tagli dei volumi medesimi il celebre Cesare Vecellio, nipote dell’immortale Tiziano, vi operava stupendi lavori di pennello, mentre su altri di tali volumi lo stesso Cesare Vecellio operava, pure di sua mano, elegantissimi disegni all’acquarello ed a penna su entrambe le faccie esterne di essi volumi. La Giunta: Agosti, Cortina, Perera.
29 Tessier, Andrea. Di Cesare Vecellio e de’ suoi dipinti e disegni in una collezione di libri dei secoli XV e XVI. Venezia, coi tipi di Giuseppe Cecchini (figlio), 1875, p. 12
30 Vendite lucrose in La Provincia di Belluno, 8 (1875) 10; La galleria venduta in La Provincia di Belluno, 8 (1875), 12
31 Biblioteca venduta in Il Rinnovamento, Venezia, 17 gennaio 1877
32 La famosa biblioteca in La Provincia di Belluno, 8 (1875), 10
33 Brooke, Thomas. Catalogue of the manuscripts and printed books collected by Thomas Brooke, FSA, and preserved at Armitage Bridge House, near Huddesfield, Londra, 1891, 2 v.
34 Keen, Alan. The Venetian Library, collected at the close of the XVI century by Doctor Odorico Pillone and the sides and edges by Cesare Vecellio. London, 1951, p. 30; De Marinis, Tammaro. La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI notizie ed elenchi, v. II Bologna Cesena Ferrara Venezia. Firenze, Fratelli Alinari Istituto di edizioni artistiche, 1960, p. 56-57; Viviani Della Robbia, E. Rinverdita la gloria di Cesare in Il Gazzettino (edizione di Belluno), 3 ottobre 1951; Biasuz, Giuseppe. Bibliografia in Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore, luglio-settembre 1952 (XXIII), n. 120, p. 95-96
35 Preziosi libri dipinti esposti a Parigi provengono dalla biblioteca Pillone, che fu decorata da Cesare Vecellio in Corriere della Sera, 25 giugno 1957.
36 Berès, Pierre. Bibliothèque Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1957, p. 124
37 Hobson, Anthony. The Pillone Library in The book collector, VII, 1958, p. 28-37; Kyriss, Ernst. Bibliothèque Pillone in Borsenblatt fur den Deutschen Burchlandel, 14 (1958), 32, p. 557-558; Fiocco, Giuseppe. La biblioteca Piloni esposta a Parigi in Arte Veneta, 9, 1957, p. 247-249
38 Fabbiani, Giovanni. Rassegna dei libri. Pierre Berès. Bibliothèque Pillone in Il Cadore, 10 ottobre 1957, p. 8; Piloni, Giorgio. Arbor familia Pillone, manoscritto della BCB (MS.497)
39 Le livre. Paris, Bibliothèque Nationale, 1972, p. 122
40 Berès, Pierre. Un groupe de livres Pillone, Parigi, Pierre Berès, 1975, [c. 38]
41 Catalogo 70. Torino, Libreria antiquaria Pregliasco, 1995, p. 26-27; The Jaime-Ortiz collection of important Books and Manuscripts. New York, Sotheby’s, April 1998; The Pillone Library. London, Christie’s, June 1998, p. 62-87; Marziale nel Rinascimento. Lugano, Francesco Radaeli Bredford Libri rari S.A., [1999], [c. 7-9]; Nine Books from the Pillone Library. London, Sotheby’s, May 2000, p. 41-52; Books from the Pillone Library. London, Sotheby’s, December 2000, p. 17-25; The magnificent scientific library of Joseph A. Freilich. New York, Sotheby’s, January 2001, p. 317-318 e 370-373
42 Grazioli, Giovanni. Londra: battuti all’asta alcuni volumi della dispersa biblioteca dei conti Piloni della villa Casteldardo di Trichiana in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, ottobre-dicembre 1998 (LXIX), n. 305, p. 272-276; Grazioli, Giovanni. Ancora sui volumi della collezione Piloni in Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, gennaio-marzo 2001 (LXXI), n. 314, p. 32-39