Nato ad Auronzo di Cadore il 20 ottobre 1917, Severino Rizzardi partecipò nel 7° reggimento alpini, con il battaglione “Cadore”, alle campagne di guerra del governo fascista italiano in Grecia e in Russia. Nella prima, con il grado di caporale, si distinse in battaglia a Selanij l’8-9 marzo 1941, conseguendo una croce al valor militare.
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L'azione gli procurò un danno permanente ad una gamba con conseguenze sulla corretta deambulazione. Fu in seguito inviato in Russia, dove esercitò la funzione di porta ordini, per lui molto pesante vista la menomazione fisica subita. Sopravvissuto anche all’invasione e successiva ritirata di 1400 km. dalla Russia delle truppe italiane, l’8 settembre 1943 si trova al Brennero, ritorna a Auronzo e entra subito nella Resistenza nella Brigata “P. F. Calvi” in Cadore, prima come comandante del battaglione “Bepi Stris" con il nome di "Tigre". Un anno dopo divenne comandante dell'intera Brigata. Molte le pagine della scrittrice Giovanna Zangrandi nelle quali “Tigre” viene ricordato, oltre che per l’affetto personale nei suoi confronti, anche per i fatti relativi alle azioni partigiane di comunicazione e sabotaggio in Cadore, ai contatti da lei intrapresi su suo ordine con i CLN di Belluno, Treviso e Padova e per l’organizzazione dei lanci degli alleati sui monti cadorini. A pochi giorni dalla fine della guerra in Cadore, il 26 aprile 1945, il Rizzardi cadde nei pressi dell’Ospedale di Auronzo di Cadore, ucciso dai nazisti (altoatesini) che gli spararono mentre tentava, con una disperata fuga, di raggiungere i boschi limitrofi. Si trattò purtroppo di un’imboscata, perché la delazione di un concittadino lo indusse a esporsi generosamente in paese, per salvare la vita di alcuni compagni e compagne, dove i tedeschi lo stavano aspettando. Molti anni dopo, Severino Rizzardi, conseguì alla memoria la medaglia d’argento al valor militare per la sua partecipazione alla Resistenza, concessa con decreto ministeriale dal Ministero della Difesa del 21 giugno 1972.