Questo libro racconta una storia mai scritta: quella di donne e uomini europei che – nell’incerto confine tra medioevo ed età moderna – affermarono, senza subire pressioni, di avere volato e preso parte al sabba diabolico.
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Al di fuori di processi penali, senza coercizione o altra forma di tortura fisica o psicologica, queste persone rivelarono ai loro confessori di aver incontrato il diavolo e di avere stretto patti e intrattenuto rapporti sessuali con demoni, traendo da tutto ciò poteri ed emozioni inusuali e cospirando contro Dio e l’umanità. Indagando fra i documenti vaticani della Penitenzieria apostolica, Germano Maifreda ribalta il paradigma storiografico secondo cui il sabba fu principalmente una creazione intellettuale, poi imposta al popolo in sanguinose cacce alle streghe. La confessione dei peccati svolse un ruolo centrale nel legittimare «dal basso» le false credenze, rifondando – con alcune specificità nelle donne – la soggettività occidentale. "Queste confessioni di partecipazione al sabba stregonico e stipula di patti col diavolo furono rilasciate nel sacramento della penitenza e furono dunque, in apparenza, del tutto libere. Non ebbero - così dalle parole dei protagonisti - altro motore che il sincero pentimento della coscienza, la volontà di ottenere perdono da un Dio e da una Chiesa rinnegati e oltraggiati. Tuttavia è fuori da ogni ragionevole dubbio che i "fatti" evocati dalle confessioni di queste donne e uomini siano da collocarsi, fino a prova contraria, sul piano dell'immaginario. Ma perché, allora, quelle confessioni? Se quei disturbanti racconti non furono forzati, dobbiamo con ciò considerarli "veri"?"