Per i pessimisti la guerra costituisce una parte ineluttabile del nostro essere umani. Gli ottimisti, invece, considerano l’aumento della ricchezza, l’accrescersi dell’emancipazione e l’avanzamento della tecnologia come altrettanti propulsori di un lento ma costante progresso morale.
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Questa oscillazione tra speranza e desolazione fu al centro del dibattito intellettuale dopo la distruzione senza precedenti causata dalla Prima guerra mondiale. All’epoca i vincitori dettero vita a una nuova organizzazione internazionale, la Società delle Nazioni, convinti che sarebbe stata uno strumento in grado di risolvere le controversie attraverso la negoziazione. In seguito al crollo dell’ordine politico ed economico degli anni della Grande depressione, e allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alla fine degli anni Trenta la Società fu liquidata come impresa utopica. Era opinione di molti, un’opinione ancora diffusa tra gli storici, che la Società non disponesse di mezzi per mettere in riga i perturbatori della pace. Non erano di questo avviso i suoi fondatori, persuasi di aver dotato l’organizzazione di un nuovo e potente strumento coercitivo adatto al mondo moderno. Questo strumento era rappresentato dalle sanzioni. L’arma economica analizza l’emergere delle sanzioni nel corso dei tre decenni successivi alla Prima guerra mondiale e lo sviluppo che le ha portate ad assumere la forma che hanno oggi. La loro comparsa ha segnato l’ascesa di un approccio specificamente liberale al conflitto globale, un approccio che ancora adesso sembra godere di ottima salute. Le sanzioni hanno spostato il confine tra guerra e pace, prodotto nuovi modi per mappare e manipolare il tessuto dell’economia, cambiato il modo in cui il liberalismo concepisce la coercizione e alterato le logiche e le dinamiche del diritto internazionale. Questo modello si è però rivelato molte volte più violento delle guerre che punta a prevenire, anche se in questi tempi agitati tendiamo spesso a dimenticarcelo. Il volume si compone di tre parti, ognuna delle quali prende in esame una fase successiva della storia delle sanzioni. La prima parte si concentra sul progetto di blocco perseguito da Gran Bretagna e Francia a partire dal 1914, fino al ripristino del commercio con la Russia bolscevica nel 1921. Nella seconda parte viene delineata una storia istituzionale della gestione del potente ma incompleto sistema che prese forma durante gli anni Venti, sino al 1931. La terza parte prende invece in esame il ruolo dell'arma economica nella crisi globale degli anni Trenta e Quaranta. Nella parte finale del libro si mostra in quale misura l'eredità dell'arma economica tra le due guerre abbia plasmato l'ordine internazionale emerso dopo il 1945 nella seconda metà del sec. 20. Ci si chiede inoltre quale significato possa rivestire tale storia per la comprensione del nostro presente con il ricorso diffuso alla sanzioni nel XXI secolo.