Fra intimità e distanza, in una terra chiamata esilio, in una casa che ci appare come arca sospesa tra le colline e il mare, il canto di Maiorino cerca conforto nell’immaginazione creativa che ricostruisce tutto intero un mondo nel quale battono tre cuori.
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Il paradiso mai scalato delle montagne che fanno da sfondo alla città natale, Belluno, gli umili santi di un sud che riemerge dall’infanzia strappata alle sue radici, e la definitiva scoperta di un luogo infinitamente più grande, nella città adriatica a forma di gomito dal nome di altare, Ancona. Qui avviene la svolta spirituale, spesso affidata a una prosa ecfrastica che sola può dire la terra e il cielo insieme. Un compimento che assomiglia alle ganghere, le terre franose di altre colline, la pace ritrovata in momenti mistici di quiete e di speranza. La silloge vincitrice del premio Montale per l’inedito 1996, pubblicata in antologia, viene qui inserita per la prima volta. Postfazione Massimiliano Mandorlo.